
Acque più limpide: perché la depurazione è il cuore della balneazione sostenibile
La depurazione è essenziale per garantire acque di balneazione sicure e pulite. In estate, il buon funzionamento degli impianti è fondamentale per tutelare la salute pubblica e l’ambiente marino.
Quando parliamo di sostenibilità delle coste, spesso pensiamo alla tutela della biodiversità marina o alla gestione del turismo. Ma c’è un aspetto meno visibile, eppure cruciale per la salute del mare e delle persone: la qualità delle acque di balneazione, che dipende in larga parte da un sistema efficiente di depurazione delle acque reflue.
Durante l’estate, il carico antropico lungo le coste cresce in modo significativo: turismo, consumo idrico, scarichi domestici e attività commerciali aumentano rapidamente. Se le acque reflue non vengono adeguatamente raccolte, trattate e depurate, finiscono direttamente nei corsi d’acqua o in mare, compromettendo la qualità delle acque di balneazione e mettendo a rischio la salute umana e degli ecosistemi.
Secondo il Rapporto SNPA 2023 sulla qualità delle acque di balneazione, la quasi totalità delle acque marine italiane classificate come “eccellenti” si trova in aree servite da impianti di depurazione moderni ed efficienti. Dove invece il sistema è assente, incompleto o sottodimensionato, i problemi si fanno evidenti: inquinamento microbiologico, divieti di balneazione, eutrofizzazione e danni economici per il turismo.
I moderni impianti di depurazione operano su più livelli. Dopo la raccolta delle acque reflue, queste vengono sottoposte a una serie di trattamenti:
- trattamento primario, per rimuovere i solidi sospesi;
- trattamento secondario, di tipo biologico, per abbattere la sostanza organica;
- trattamento terziario, per ridurre nutrienti come azoto e fosforo o per affinare la qualità dello scarico in ambienti sensibili.
In molte aree costiere, la depurazione include anche sistemi di disinfezione con raggi UV o clorazione, prima dell’immissione in mare. I reflui trattati possono anche essere riutilizzati per usi agricoli, industriali o civili non potabili, contribuendo alla circolarità della risorsa idrica.
L’Italia tra eccellenze e ritardi
Nonostante i progressi, l’Italia resta sotto procedura d’infrazione europea per il mancato adeguamento di diversi agglomerati urbani alle direttive comunitarie in materia di trattamento delle acque reflue. Alcuni territori, però, si stanno muovendo nella direzione giusta.
Un esempio è la regione Emilia-Romagna, che ha avviato un piano di investimenti per rinnovare gli impianti nelle località balneari più frequentate. Anche in Friuli-Venezia Giulia e in Puglia, diversi impianti sono stati potenziati o adeguati per rispondere al picco estivo.
Nei territori gestiti da aziende pubbliche virtuose, come Acque Bresciane, sono in corso investimenti orientati all’efficientamento energetico degli impianti, alla riduzione delle emissioni odorigene e alla massima trasparenza verso i cittadini, anche tramite sistemi di monitoraggio accessibili e campagne di sensibilizzazione.
Garantire acque limpide non è solo un problema tecnico. È anche una questione di governance e cultura ambientale. La separazione delle reti fognarie, la manutenzione degli scarichi privati, la lotta agli allacci abusivi e alle perdite di rete richiedono una collaborazione tra enti gestori, amministrazioni locali e cittadinanza.
I controlli di qualità sulle acque di balneazione, condotti da ARPA durante tutta la stagione, forniscono dati importanti e pubblici. Ma è altrettanto importante che la cittadinanza sia consapevole del legame diretto tra ciò che facciamo a monte e ciò che accade in mare: ogni scarico non trattato, ogni comportamento scorretto, ogni inefficienza può avere ripercussioni sulla salute collettiva e sull’ambiente.
Depurare bene significa prevenire l’inquinamento alla fonte, evitare danni ambientali, proteggere la salute pubblica e rendere il turismo costiero più sicuro e duraturo. Investire in depurazione vuol dire guardare al mare come a un ecosistema vivo, non come a una semplice destinazione turistica.
Ecco perché la balneazione sostenibile inizia molto prima della spiaggia: nei nostri scarichi domestici, nelle infrastrutture urbane, nella qualità della gestione del servizio idrico integrato. È lì che si gioca la vera sfida per un’estate pulita, sicura e consapevole.
Di Giulia Abbondanza