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Il fenomeno Smart Cities: le “città intelligenti”

L’Unione Europea definisce “smart city”, in italiano “città intelligente”, “un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti grazie all’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese”.

Questo si traduce, tipicamente, in reti di trasporto urbano intelligenti, impianti di approvvigionamento idrico e di smaltimento rifiuti migliorati e in modi più efficienti per illuminare e riscaldare gli edifici. Significa anche un’amministrazione cittadina interattiva e reattiva, e spazi pubblici più sicuri.

Nella smart city la tecnologia è a servizio dell’ambiente, in quanto permette di rendere tutto più efficiente, innovativo e sostenibile, generando una riduzione dell’inquinamento e un miglioramento della qualità dell’aria.

Quali sono le principali caratteristiche di una città intelligente?

Sempre l’Unione Europea ha dichiarato che quando si parla di smart city è necessario includere le sei dimensioni che ne rappresentano le caratteristiche principali:

  • Smart People: i cittadini vanno coinvolti e resi partecipi. Con questo si intende un processo decisionale “bottom up” – dal basso verso l’alto – e una politica partecipativa.
  • Smart Governance: le amministrazioni devono dare maggiore centralità al capitale umano, alle risorse ambientali, alle relazioni e ai beni della comunità.
  • Smart Economy: l’economia e il commercio urbano devono evolvere per incrementare produttività e occupazione all’interno delle città grazie all’innovazione tecnologica. L’economia deve essere basata sulla partecipazione e la collaborazione e puntare su ricerca e innovazione.
  • Smart Living: i cittadini devono beneficiare di un elevato livello di comfort e benessere, soprattutto in aspetti come la salute, l’educazione, la sicurezza e la cultura.
  • Smart Mobility: le soluzioni di mobilità intelligente, come l’e-mobility o la sharing mobility e le altre forme di mobility management devono diminuire i costi e l’impatto ambientale e ottimizzare il risparmio energetico.
  • Smart Environment: gli aspetti prioritari per le città del futuro devono essere lo sviluppo sostenibile, il basso impatto ambientale e l’efficienza energetica.

A che punto siamo in Italia e nel mondo con le smart cities?

Dall’analisi dei dati dell’ultima ricerca svolta dall’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano emerge un interesse crescente nel nostro Paese per le smart city. Quasi un comune italiano su tre – il 28% – ha avviato nell’ultimo triennio un progetto di città intelligente, una percentuale che aumenta al 50% nei comuni più grandi.

Questi dati sono destinati a crescere in quanto il 33% dei comuni desidera investire nelle città intelligenti entro il 2024, anche grazie alla spinta del PNRR che prevede oltre 10 miliardi in finanziamenti dedicati.

La principale sfida per le città italiane è quella di integrare le nuove infrastrutture, le tecnologie abilitanti come i sensori e l’IoT con le strutture già esistenti sul territorio, sfruttando l’interoperabilità tra i sistemi.

Un esempio è quello della Provincia di Brescia che ha avviato un progetto per la realizzazione di un’infrastruttura digitale e funzionale all’erogazione di servizi smart sul territorio che si affianca al progetto già in essere per l’ammodernamento della rete di illuminazione pubblica. L’intero programma risponde a un’esigenza espressa dall’ “Agenda Digitale della Provincia di Brescia” che include obiettivi rivolti a sostenere lo sviluppo socioeconomico del territorio tramite la realizzazione di interventi innovativi, attenti alla salvaguardia dell’ambiente e all’autosostenibilità.

Nel 2021 Firenze si è riconfermata come la città più digitale d’Italia, seguita da Milano e Bologna. Città che hanno lavorato per un migliore utilizzo delle risorse e una digitalizzazione dei processi.

In Europa sono moltissimi gli esempi di smart cities, come Amsterdam che promuove circolarità e inclusione sociale, Stoccolma, considerata la “città green” o Parigi identificata come la “città del quarto d’ora” che si propone di rivoluzionare l’organizzazione strutturale delle città moderne decentrando i servizi essenziali in modo che siano raggiungibili in massimo 15 minuti di spostamento.

I progetti sono davvero tantissimi, e questo è sicuramente un segno positivo della volontà delle città di tutto il globo di attivare un cambiamento sostenibile che possa influenzare positivamente lo sviluppo, il benessere e la crescita dell’intera collettività.

 

Di Beatrice Coni