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La guerra Russia – Ucraina è (anche) un enorme problema ambientale

La guerra è senza dubbio tra le peggiori invenzioni dell’essere umano e, oltre a richiedere un enorme tributo in termini di vittime durante il suo svolgimento, questa ha ricadute devastanti anche in termini ambientali. Quanto sta accadendo in Ucraina in queste ore è infatti destinato a sconvolgere le popolazioni coinvolte, ma anche nei territori in queste vivono: miniere, siti di test nucleari abbandonati, reattori nucleari attivi, centrali elettriche e fabbriche chimiche, sotto il fuoco incrociato di bombe e missili, sono un rischio enorme per la loro capacità di creare pesanti danni.

Ma non solo.

L’inquinamento delle falde acquifere

 Uno dei più grandi rischi ambientali nella regione del Donbass, costellata da circa 900 impianti industriali (fabbriche, siti chimici, oltre 200 miniere, siti di estrazione di materiali radioattivi, oltre 1.000 chilometri di tubature di gas, petrolio e ammoniaca – senza dimenticare 10 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali) è legato all’inquinamento idrico, in particolare in relazione alle miniere abbandonate. Il motivo è semplice, quanto tragico: una miniera dismessa non può essere lasciata a se stessa. Anzi, è necessario continuare a pompare fuori l’acqua per evitare che i bacini idrici siano contaminati da metalli pesanti come piombo o mercurio.  In questo momento, invece, molti siti sono fermi e già a fine febbraio i satelliti avevano rilevato come l’acqua stesse dilagando nelle miniere abbandonate nell’Ucraina orientale. In particolare la preoccupazione è rivolta alla miniera di carbone Yunkom, sito per test nucleari sovietici che in molti non si sono tardati a definire una “seconda Chernobyl”.

Crisi ambientale e “timore nucleare”

Proprio il tema nucleare è l’altra grande preoccupazione ambientale connessa al conflitto russo-ucraino.  L’Ucraina, infatti, è dotata di molti impianti nucleari, sia dismessi che in attività. Due di questi, Chernobyl e Zaporizhzhia, sono, alla data in cui scriviamo, in mano ai russi e non stanno trasmettendo più dati, secondo l’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica). Benché per il momento non sembrino esserci rischi immediati – a detta della stessa Agenzia – la situazione va costantemente monitorata.

A prescindere dai singoli casi è di immediata comprensione il rischio elevatissimo di un incidente durante una guerra.

Pessima qualità dell’aria

 Ai potenziali rischi appena ricordati, si associano quelli legati alle attività belliche sul campo: la guerra distrugge gli ecosistemi, porta alla dispersione di polveri sottili nell’aria, causa l’emissione di fumi tossici e non da ultimo produce tantissima CO₂: una ricerca diffusa nel 2019 da Science Daily dimostra come l’esercito degli Stati Uniti generi un impatto ambientale, in termini di impronta carbonica ben un più alto di molti Paes.

Secondo, invece, alcuni dati dell’ONU, già nel 2018 il conflitto nel Donbass aveva portato alla distruzione di 530mila ettari di ecosistemi, comprese 18 riserve naturali con una superficie totale di 80mila ettari. Gli scontri, inoltre, avevano colpito 150mila ettari di foreste, causando fino a 12mila incendi boschivi.

Tutti elementi che vanno a ulteriormente aggravare la situazione di un Paese, l’Ucraina, che secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è già uno dei più inquinati al mondo.

La qualità dell’aria è considerata “moderatamente insicura”. Come sarà oggi, durante il conflitto? Come saranno le falde acquifere al cessate il fuoco? Le centrali nucleari saranno ancora in piedi o avremo assistito al peggior spettacolo pirotecnico a memoria d’uomo?

Il costo della guerra, anche in termini ambientali? Ai posteri…

Si possono valutare i rischi, soppesare pericoli, monitorare azioni e danni, il vero prezzo di questa guerra, e delle guerre in generale, e l’impatto profondo che avrà sulla vita delle persone coinvolte, sulle comunità e sugli ecosistemi si conoscerà solo una volta che sarà scritta la parola “fine” e, negli anni a venire, si saranno osservati effetti e ricadute sulla salute di persone e ambiente.

La guerra è oggi, ma distrugge anche il domani.

 

di Alberto Marzetta

 Articolo pubblicato sul numero 5 di Riflessi, aprile 2022