Acqua di montagna: le sfide del servizio idrico in Val Camonica e Valle Trompia

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Gestire il servizio idrico in montagna significa affrontare ogni giorno distanze, dislivelli, condizioni climatiche e difficoltà di accesso agli impianti. Ma cosa serve per garantire acqua sicura e continuità del servizio anche nei territori più complessi?

In questo episodio del podcast Riflessi, Gloria Paganotti e Michele Scalvenzi dialogano con Cristian Maffessoli, Tecnico Gestione Acquedotti Area Valle Camonica, e Cesare Rapuzzi, Tecnico Esercizio Area Val Trompia di Acque Bresciane, per raccontare le sfide quotidiane della gestione degli acquedotti nei territori montani.

Gestire l’acqua in montagna: le difficoltà del territorio

La gestione del servizio idrico nelle aree montane presenta criticità legate soprattutto alla conformazione del territorio.

In Val Camonica, ad esempio, gli acquedotti possono essere alimentati da sorgenti situate a 2.000-2.500 metri di quota, mentre le utenze si trovano anche a poche centinaia di metri sul livello del mare. Dislivelli che richiedono un’attenta regolazione delle pressioni e una gestione articolata delle infrastrutture.

A questo si aggiungono le difficoltà di accesso: durante l’inverno, raggiungere sorgenti e serbatoi può richiedere l’utilizzo di mezzi fuoristrada o lunghi tratti a piedi, spesso in presenza di neve.

Anche in Valle Trompia, dove Acque Bresciane gestisce un territorio che si estende dalla bassa valle alle zone montane, la distribuzione degli impianti e la presenza di numerosi acquedotti locali rendono particolarmente complessa la gestione del servizio.

Conoscere il territorio per garantire la continuità del servizio

Ogni comune può comprendere più acquedotti, serbatoi, impianti e distretti, ciascuno con caratteristiche ed esigenze differenti.

Per questo, la conoscenza diretta del territorio è fondamentale, soprattutto quando si verificano emergenze come frane, smottamenti o alluvioni che possono interrompere la viabilità e rendere difficile raggiungere gli impianti.

L’esperienza degli operatori permette di individuare percorsi alternativi, intervenire rapidamente e prevenire i disservizi, spesso prima ancora che i cittadini si accorgano di un problema.

Telecontrollo e digitalizzazione: la tecnologia al servizio degli acquedotti

Accanto all’esperienza sul campo, la tecnologia svolge un ruolo sempre più importante nella gestione delle reti idriche.

La digitalizzazione delle infrastrutture, attraverso sistemi cartografici come il GIS, consente di conoscere la posizione degli impianti, consultare lo storico degli interventi e condividere informazioni tra operatori.

I sistemi di telecontrollo e telegestione permettono invece di monitorare da remoto, anche in tempo reale, parametri come le portate in ingresso e in uscita dai serbatoi, i livelli dell’acqua e alcuni indicatori della sua qualità.

Questi strumenti aiutano a individuare tempestivamente anomalie e possibili perdite, riducendo i tempi di intervento. La tecnologia, tuttavia, non sostituisce il lavoro dei tecnici, che rimangono indispensabili per il controllo e la manutenzione degli impianti.

Cambiamento climatico: meno neve, siccità ed eventi estremi

Nell’immaginario comune, la montagna è un territorio ricco d’acqua. Eppure, anche le aree montane devono fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità idrica.

Gli inverni meno nevosi riducono le riserve d’acqua che alimentano le sorgenti durante la primavera e l’estate, mentre i periodi prolungati di siccità possono provocare una significativa diminuzione delle portate.

A queste condizioni si aggiungono precipitazioni sempre più intense e concentrate, che possono causare fenomeni di torbidità delle sorgenti e problemi di dissesto idrogeologico.

Le piogge abbondanti, inoltre, non compensano necessariamente i periodi di siccità: quando il terreno è molto arido, una parte consistente dell’acqua può scorrere rapidamente in superficie anziché infiltrarsi e contribuire alla ricarica delle falde.

Prevenzione, investimenti e collaborazione con i Comuni

Affrontare queste sfide richiede programmazione, investimenti infrastrutturali e collaborazione con le amministrazioni comunali.

Nei periodi di maggiore scarsità idrica, il primo passo è spesso la sensibilizzazione dei cittadini verso un utilizzo più consapevole dell’acqua, per ridurre gli sprechi ed evitare, quando possibile, misure più restrittive.

Un ruolo importante è svolto anche dagli interventi sulle infrastrutture. In Valle Trompia, ad esempio, il progetto dell’Acquedotto Comprensoriale, finanziato con fondi PNRR, punta a collegare diversi acquedotti comunali, favorendo una gestione più integrata delle risorse disponibili e una maggiore capacità di risposta alle situazioni di carenza idrica.

In Val Camonica, gli investimenti realizzati negli ultimi anni, insieme all’esperienza maturata durante la crisi idrica del 2022, hanno contribuito ad affrontare le criticità del 2026 senza dover ricorrere, nei comuni gestiti da Acque Bresciane, a chiusure programmate degli acquedotti o all’approvvigionamento tramite autobotti.

Un risultato che dimostra quanto prevenzione, monitoraggio e interventi mirati siano fondamentali per rendere il servizio idrico più resiliente di fronte ai cambiamenti climatici.

Per scoprire di più, guarda l’episodio del podcast.

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