siccità e alluvioni in italia

Troppa o troppo poca: l’acqua in Italia tra alluvioni e siccità

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Il nuovo rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, realizzato da Italy for Climate e presentato nell’ambito della Venice Climate Week 2026, racconta un paradosso sempre più evidente: in Italia l’acqua è contemporaneamente troppa e troppo poca.

Un dualismo che non è una contraddizione, ma l’effetto diretto di una crisi climatica che sta modificando in profondità il ciclo dell’acqua.

Un sistema climatico sempre più estremo ed instabile

L’Italia si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di circa 2°C, con conseguenze dirette sul comportamento dell’acqua.

Più calore significa maggiore evaporazione e quindi maggiore rischio di siccità. Ma significa anche un’atmosfera più ricca di vapore acqueo, capace di generare precipitazioni più intense quando si verificano condizioni di instabilità. Il risultato è un sistema sempre più sbilanciato: lunghi periodi di scarsità idrica alternati a eventi di pioggia violenta.

Troppa acqua: eventi estremi e danni in crescita

Da un lato, l’acqua arriva in quantità eccessive e in tempi sempre più brevi. L’aumento delle temperature, insieme al progressivo riscaldamento del Mediterraneo – che nel 2023 ha superato per la prima volta i 20°C di temperatura media superficiale annua – contribuisce ad aumentare la quantità di vapore acqueo presente nell’atmosfera e l’energia disponibile nei sistemi atmosferici. In queste condizioni, quando si verificano situazioni di instabilità, possono svilupparsi precipitazioni sempre più intense e fenomeni estremi.

I dati confermano questa tendenza: negli ultimi sei anni gli eventi estremi, come alluvioni e grandinate, sono quasi triplicati, passando da circa 660 casi nel 2019 a oltre 1.600 nel 2025.

Gli effetti si riflettono direttamente sul territorio. Oggi 2,9 milioni di famiglie, insieme a 1,5 milioni di edifici, 643 mila aziende e 34 mila beni culturali, si trovano in aree esposte al rischio di alluvione. Una vulnerabilità aggravata anche dalla crescente cementificazione: nel solo 2024 sono stati consumati circa 7.850 ettari di suolo, riducendo la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana.

Anche il costo economico di questi eventi è in costante aumento. Tra il 1980 e il 2024 i danni provocati dagli eventi climatici estremi hanno raggiunto circa 145 miliardi di euro, con una forte accelerazione negli ultimi anni: quasi un quarto delle perdite complessive si è concentrato tra il 2021 e il 2024.

Troppa poca acqua: crisi della risorsa idrica

Se da un lato gli eventi estremi aumentano, dall’altro l’Italia è in stress idrico strutturale. La disponibilità di acqua pro capite è circa la metà della media europea e risulta in calo di circa il 20% rispetto a un secolo fa. Nel 2022 si è registrato il valore più basso degli ultimi 100 anni.

In parallelo, il nostro Paese è anche quello che preleva più acqua in Europa: circa 36 miliardi di m³ all’anno, davanti a Spagna, Francia e Germania. L’Italia utilizza circa il 27% della risorsa idrica disponibile, superando la soglia di allerta del 20%. A pesare sono soprattutto agricoltura, uso civile e industria, ma anche le perdite delle reti hanno un ruolo decisivo.

Il rapporto sottolinea come il riscaldamento globale stia alterando non solo la quantità di acqua disponibile, ma anche la sua distribuzione nel tempo e nello spazio.

Le precipitazioni nevose si sono dimezzate dagli anni ’50, mentre i ghiacciai alpini hanno perso oltre il 30% della loro superficie. Il Mediterraneo, sempre più caldo, sta inoltre modificando gli equilibri degli ecosistemi marini e contribuendo all’innalzamento progressivo del livello del mare.

Un nuovo equilibrio da costruire

Il messaggio centrale del rapporto è chiaro: la crisi dell’acqua non è più un problema episodico, ma una condizione strutturale, in cui il sistema idrico oscilla sempre più tra estremi opposti.

Non si tratta più solo di affrontare siccità o alluvioni come eventi separati, ma di gestire un equilibrio instabile in cui troppa e troppo poca acqua coesistono nello stesso territorio e nello stesso arco temporale.

Per questo la sfida non è soltanto ambientale, ma riguarda la capacità dei territori di adattarsi attraverso un cambiamento di modello.

Da un lato è necessario passare a una gestione più circolare della risorsa idrica, puntando sul risparmio in tutti i settori, sulla riduzione delle perdite delle reti e su un maggiore riuso delle acque depurate e delle acque piovane.

Dall’altro, diventa sempre più urgente intervenire sulla struttura stessa del territorio: tutela del suolo, contenimento della cementificazione, recupero delle aree naturali di espansione dei fiumi e delle zone umide, insieme a una pianificazione urbana più attenta.

Accanto alle misure di adattamento, resta centrale la riduzione delle cause del riscaldamento globale, in particolare attraverso il contenimento dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni di gas serra, per rallentare il surriscaldamento del pianeta e attenuare l’intensificazione degli eventi estremi.

La vera domanda, quindi, è come riuscire a convivere con entrambe le condizioni, in uno scenario climatico ormai profondamente cambiato, dotando i territori degli strumenti per assorbire, gestire e riutilizzare una risorsa sempre più variabile.

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