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Crisi climatica e siccità: cambiare si può

Questo inverno potrebbe esservi capitato di passare accanto a un fiume e notare che era particolarmente secco o di andare a sciare nella vostra località preferita e di ricordarla diversamente, non così brulla e povera di neve.

Non è strano: l’inverno 2021 – 2022 è stato uno dei più secchi degli ultimi anni. In Italia, in particolare nelle regioni del Nord, si è parlato molto di allarme siccità. Emblematico il caso del Po: il livello del fiume ha toccato il record di negatività degli ultimi 30 anni.

La siccità non è fuori dal comune, è normale in specifiche zone del Pianeta. In altre stiamo invece assistendo a dei cambiamenti molto significativi dovuti – essenzialmente- al mutamento della distribuzione delle precipitazioni che si concentrano in sempre meno giorni provocando lunghi periodi di siccità seguiti da piogge a volte catastrofiche. Abbiamo imparato a chiamarle “bombe d’acqua”.

La crisi climatica che ben conosciamo, causata dalle emissioni in ambiente da parte di svariate attività umane, è la principale causa di questi avvenimenti.

È ancora possibile cambiare le cose?

Sì, si può. La Cina, dopo decenni di urbanizzazione e inquinamento, si trova ad affrontare carenza d’acqua e inondazioni. La soluzione? Le Città Spugna.

Si tratta di una tecnologia basata sull’utilizzo del paesaggio circostante per trattenere l’acqua alla fonte, rallentarne il flusso, pulirla e destinarla a vari usi durante il processo. L’obiettivo è rendere il terreno impermeabile per trattenere l’acqua piovana, in modo tale che parte di essa evapori e il resto venga drenato. In più piantando più alberi e costruendo edifici con tetti coperti di erba è possibile ottenere un ulteriore assorbimento dell’acqua.

Questo concetto è stato sviluppato nel 2013 dal professor Kongjian Yu, urbanista e architetto. Il processo di trasformazione, in alcune specifiche zone della Cina è già stato avviato, il Qunli stormwater park della città di Harbin, un parco di 34 ettari, è oggi in grado di raccogliere, pulire e immagazzinare acqua piovana, proteggendo l’habitat naturale e fornendo spazi verdi nuovi ai cittadini. Il fiume Haikou Meishe è stato completamente recuperato e trasformato secondo i canoni delle nuove Sponge Cities. La Cina sta implementando questi progetti su scala distrettuale e urbana ripensando in modo rivoluzionario alla trama delle città.

Un’altra ottima opportunità è data dalle colture idroponiche e delle vertical farm capaci di rendere l’acqua più accessibile e ridurne il consumo fino all’80% rispetto all’agricoltura tradizionale.

L’agricoltura idroponica è la coltivazione delle piante fuori suolo, ovvero senza terra. Grazie all’acqua, nella quale vengono sciolte sostanze nutritive, le piante crescono velocemente e in salute.

La coltura idroponica inoltre consente di monitorare in modo puntuale la gestione delle risorse idriche e nutrizionali, garantendo un risparmio di acqua grazie al recupero e al riutilizzo del flusso idrico, che viene raccolto e riciclato per i nuovi cicli di irrigazione. Un altro vantaggio è la possibilità di coltivare in orizzontale o in verticale. Le vertical farm stanno entrando a far parte delle pratiche di agricoltura abituali, anche in Italia. Coltivando su più livelli, il vertical farming permette di ridurre il suolo utilizzato, evitare l’impoverimento del terreno e la perdita di minerali, garantendo una riduzione nell’uso di acqua, manodopera e sostanze chimiche.

Un caso interessante è quello del Future Farming District, un ambizioso progetto che nasce a Capriolo, in provincia di Brescia. Questo distretto dedicato al vertical farming combinerà, in un ecosistema integrato, rigenerazione industriale, costruzioni prefabbricate a basso impatto e produzione di energia pulita. È in fase di realizzazione all’interno del Parco dell’Oglio, grazie al recupero di un sito produttivo dismesso di una superficie complessiva di oltre 200 mila mq e aree coperte per circa 25.000 mq.

Altro caso virtuoso è quello di Planet Farms, a Cavenago, alle porte di Milano, Start Up innovativa che, in una struttura di oltre 9.000 mq ha avviato la produzione di insalata in foglia ed erbe aromatiche. La produzione è di 365 giorni l’anno, senza sprechi o scarti nocivi.

 

di Beatrice Coni

 Articolo pubblicato sul numero 5 di Riflessi, aprile 2022