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Riscoprire la civiltà dell’acqua

Fresca, limpida, pura, dolce o salata, allo stato liquido, solido e gassoso, l’acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi naturali e alla base delle forme di vita conosciute. Per la sua abbondanza sul pianeta e negli organismi viventi, sin dall’antichità era compresa tra i quattro elementi costitutivi dell’universo, insieme a terra, aria e fuoco, trattandosi anzi di quello primordiale se prestiamo fede alla Genesi: Spiritus Dei ferebatur super aquas. Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2), e appunto come tale – cioè come un elemento della materia – venne considerata dal fisico Henry Cavendish (1781) e dallo scienziato Antoine Laurent de Lavoisier (1783) quando ne stabilirono la composizione chimica e il metodo di sintesi. 

Se la sua presenza è fondamentale per la vita, il suo uso alimentare, agricolo, artigiano o industriale si accompagna a una molteplicità di riferimenti simbolici e culturali, letterari e filosofici, teologici e artistici che, ad esempio nelle pratiche religiose, si traduce in riti o cerimonie di purificazione, di espiazione e rigenerazione, rendendo il tema una vera e propria espressione della “civiltà” umana. Parlare dell’acqua, perciò, genera subito sentimenti positivi che si collegano alle percezioni empiriche a cui viene associata dalla nostra mente, anche se non mancano i problemi per la sua disponibilità, per l’accesso, la sicurezza e la potabilità. 

Tali percezioni superano di gran lunga quelle negative connesse all’inquinamento, alla sua scarsità o alla violenza dello scorrere improvviso e all’impetuosità dei flutti, perché l’acqua è prima di tutto connessa all’esistenza. Semmai, anche di fronte alle situazioni di manifestazioni atmosferiche o ambientali definite “estreme”, si avverte il bisogno di mettere a regime la sua forza impetuosa, di sfruttarne la sua benefica portata e la fecondità della sua caduta.

La questione idrica, di conseguenza, è al centro di un dibattitto culturale, politico e sociale molto avvertito, che coinvolge gli organismi internazionali, gli stati e le singole comunità. Un tema che si lega all’uso pubblico di un bene primario, soprattutto di fronte ai rischi della privatizzazione e dell’attribuzione di un valore economico-finanziario al suo controllo, indipendente dall’essere un diritto per tutti, tanto prezioso da essere considerata “l’oro blu”. Ma come è avvenuto l’accesso nel corso del tempo? quali i suoi impieghi e le tecnologie adottate? quali le rappresentazioni artistiche, le immagini letterarie, i simboli religiosi o gli strumenti normativi che ha prodotto nelle società? quali le sue applicazioni in ambito bresciano? 

Sono queste alcune delle domande alla base del progetto “La civiltà dell’acqua”, avviato da Fondazione Cogeme in sinergia con Acque Bresciane e con la collaborazione di università, enti scientifico-culturali e partner industriali, allo scopo non solo di illustrare questo straordinario patrimonio di documenti e tradizioni, ma anche per renderli meglio fruibili nella loro complessità. Tra le iniziative in corso un ruolo di rilievo, per la sua peculiarità, è svolto dalla creazione del museo diffuso “MuDi – La civiltà dell’acqua”, allo scopo di mostrare come questo bene essenziale è stato usato, valorizzato e percepito nel territorio bresciano in concreto. Un vero proprio museo, reale e virtuale insieme, in cui opere differenti – artistiche, ambientali, architettoniche, artigiane, ingegneristiche, industriali o di uso quotidiano – sono studiate, schedate e rese fruibili in forma digitale. 

Una pluralità di percorsi cronologici, dunque, tematici, artistici, conoscitivi ed educativi, che stanno per essere resi possibili sia visitando fisicamente opere, manufatti e strutture, sia in forma virtuale e digitale. Un viaggio diffuso con a tema le declinazioni idriche di un territorio che, sin dalla presenza dei ghiacciai alpini, è segnato da fiumi, laghi e corsi d’acqua naturali e artificiali. Uno strumento in più per conoscere meglio un bene primario di tutti, fruirlo nel modo corretto, apprezzarlo e tutelarlo. Una prospettiva in cui il recupero dell’esistente, di ieri e di oggi, si apre verso il futuro all’insegna della sostenibilità.