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Glasgow vista da vicino

Il costante lavoro di Fondazione Cogeme sulle tematiche ambientali ha permesso in questi anni di consolidare alcune collaborazioni molto significative a livello nazionale e non solo. Una di queste è senza dubbio quella con Kyoto Club ed è così che per la Fondazione ho preso parte agli appuntamenti della COP26 a Glasgow

Una grande occasione per me, resa possibile in primis dalla lungimiranza del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cogeme, del suo Presidente e di tutti i Consiglieri. Non è infatti un caso che il nostro impegno verta in maniera cospicua sulla sostenibilità declinata nei territori di riferimento in provincia di Brescia, come la Franciacorta e la Pianura occidentale. La storia ventennale di Fondazione Cogeme è innervata di numerosi progetti di carattere ambientale, sociale, educativo e culturale con l’obiettivo di favorire in ogni modo e forma la qualità della vita, le buone pratiche di economia circolare,  la sinergia diffusa  con le comunità locali, il mondo dell’associazionismo, le realtà produttive, le istituzioni. Dal 2016 inoltre, il nostro impegno ha assunto una rinnovata declinazione orientata all’economia circolare con progettualità come quella del Banco del riuso . La “tappa” di Glasgow dunque, si inserisce in questa storia.

In una città che mi ha accolto piovosa, sin da subito mi sono calato nell’agone mediatico che ho avuto l’occasione di riportare anche a livello locale, diventando per una settimana cronista corrispondente per il Giornale di Brescia. All’interno dello Scottish Events Campus, complesso di strutture che hanno accolto la Conferenza, sono stato accompagnato in ogni mio passo da controlli sanitari e dai presidi dettati dalla necessità di garantire la massima sicurezza, testimone in tutto questo di una intensa partecipazione della stampa internazionale, personaggi pubblici di rilievo, capi di stato e rappresentanti delle 197 delegazioni, oltre ad una massiccia presenza di attivisti. 

Ricollegandomi a questo, dal punto di vista umano è E’ stato suggestivo aver potuto prendere parte alla marcia del “Global Day for Climate Justice” del 6 novembre, in cui senza differenza alcuna tutte le persone presenti, così come i principali rappresentanti degli attivisti, hanno speso parole importanti sui rischi del “Greenwashing”, provando in questo modo dai spingere alcune istanze di revisione e ad incidere dunque sui contenuti degli accordi.

Ho avuto la fortuna di vivere giorno per giorno, seppure con alcune restrizioni per gli accessi ai tavoli di lavoro della Blue e Green Zone, il confronto serrato sugli obiettivi climatici, finalizzato a limitare il riscaldamento globale alla soglia del 1.5°C. Tra le questioni più divisive che posso riportare, senza dubbio quelle relative alla finanza climatica internazionale e le disparità tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. La COP26 ha dato l’opportunità anche di approfondire alcuni aspetti tecnici legati ad esempio al ruolo dei Rating di sostenibilità, sempre più spesso utilizzati dalle aziende come sottoforma di monitoraggio, controllo e rendicontazione all’interno del nuovo quadro di trasparenza (ETF) derivante dal precedente Accordo di Parigi e che entreranno in vigore entro il 2024. 

Di grande stimolo è stato inoltre assistere al ruolo che il nostro Governo ha assunto in quei giorni su partite importanti come la mediazione tra Paesi diversi. Da sottolineare l’adesione italiana alla “Global Energy Alliance”, un fondo di circa 10 miliardi di dollari volto ad accelerare una transizione più equa, oltre ad uno storico impegno assunto a livello globale con il “Forest Pledge” per arrestare la deforestazione, e tra i cui firmatari risultano anche Brasile, Russia e Cina.

Dalla mia esperienza, vissuta in un clima positivo e di respiro internazionale, posso riportare un fatto: arrivare a soluzioni che soddisfino tutti gli attori coinvolti non è cosa semplice, la Conferenza delle Nazioni Unite resta una grande occasione di confronto e solo attraverso uno sforzo collettivo, concreto e rivolto alla sostenibilità, si potranno cambiare realmente le condizioni nostre e quelle del Pianeta. 

 

Carlo Piantoni – Responsabile area ambiente e educazione di Fondazione Cogeme